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ROVERE

denominazione botanica : "Quercus Robur o Pedunculata" , "Quercus Alba" , "Quercus Petraea" , "Quercus Pubescens"

famiglia : Fagaceae

denominazione commerciale : Rovere

tipo di legno : duro (durezza di Janka 5,8 KN, elevata)

tipo di albero : latifoglia

profilo grezzo "lamellare"


esempi di variabilità di tessitura e fibratura grezza superficiale




Nota: se l’ingrandimento dei “rettangolini” di destra compare sul vostro monitor pari a circa 17 x 7 cm (e ciò è variabile a seconda dei monitor e delle impostazioni) allora starete vedendo la grandezza dell’immagine in scala reale, ed è come se il pezzo di legno stesse nelle vostre mani

Generalità.

La denominazione commerciale di ROVERE copre il materiale fornito da quattro specie botanicamente distinte, i cui legni sono simili e difficilmente distinguibili l'uno dall'altro:

- di provenienza europea : la Quercus Robur o Pedunculata (o Farnia) , la Quercus Petraea (o vera Rovere), la Quercus Pubescens (o Roverella) ;
- di provenienza nord americana la Quercus Alba (o Rovere Bianco Americano, White Oak) .

Le differenze botaniche sono comunque molto esigue, ed anche le caratteristiche tecnologiche di impiego sono praticamente comuni alle varie specie. Il rovere europeo ed il rovere americano, sebbene commercialmente distinti, sono simili come carattere. Il miglior legname di rovere proviene da alberi cresciuti in bosco, che possono raggiungere i 30÷40 metri di altezza ed hanno un fusto lungo e diritto fino ad un metro di diametro, mentre i vecchi alberi dei parchi hanno talvolta un fusto più largo, con spesso delle basse ramificazioni.

Nel seguito si descriveranno le suddette quattro specie ; va però evidenziato che per i serramenti (finestre) se ne intendono con la terminologia "rovere" solamente due : la FARNIA (Quercus Robur) ed il ROVERE BIANCO AMERICANO (Quercus Alba o White Oak), perché con tipo di legname più disteso e regolare e con meno tensioni residue interne.

La Farnia (Quercus Robur) è un albero a foglie larghe e caduche (latifoglie decidue) , ed è la specie tipo attraverso cui il genere "quercia" è maggiormente definito; è la più diffusa in Europa, e il suo areale è alquanto vasto.
Questa pianta è caratterizzata da notevoli dimensioni, crescita lenta (cosa che ne determina il raro impiego come pianta ornamentale) e da rinomata longevità. Se lasciata crescere in autonomia può vivere sino a qualche secolo, mentre con interventi di potatura o di taglio alla base del fusto la vita può estendersi in maniera rilevante. Si calcola che alcuni esemplari viventi superino i 1.000 anni di vita. Alcuni esempi: a Stelmuze, in Lituania, c'è un esemplare che si dice superi i 1.500 anni (sarebbe la quercia vivente più vecchia d'Europa); a Jægerspris in Danimarca l'età di un altro esemplare, chiamato Kongeegen (Quercia Re), è stimata attorno ai 1.200 anni. Nel Parco del Delta del Po Veneto, in provincia di Rovigo, c'è la Quercia di San Basilio, una farnia di oltre 500 anni di età, una delle ultime testimoni dell'antico bosco che ricopriva la Pianura Padana.


Distribuzione.

La "Farnia" (Quercus Robur) è la quercia più diffusa in Europa, con un un vasto areale che dalle Isola Britanniche e la Spagna si estende sino agli Urali ed al Caucaso e dalla Scandinavia giunge in Italia Meridionale (in Italia è più presente la Rovere e la Roverella, ad esclusione delle isole e della Puglia).
La consistente richiesta di legname di rovere, per molteplici impieghi, non può essere coperta dalle disponibilità italiane ed pertanto necessario ricorrere a consistenti importazioni; e, a tal proposito, il materiale proveniente dalla Francia, dalla Polonia e soprattutto dalla Slavonia (regione nord-orientale delal Croazia) è giudicato assai migliore del nostro sia come lavorabilità che come aspetto. Tale fatto, incontestabile, dipende essenzialmente dall'essere i querceti di tali paesi costituiti da Farnia (Quercus Robur) e non dalla Rovere (Quercus Petraea) o dalla Roverella (Quercus Pubescens) che predominano in Italia. Quindi, a proposito del materiale di provenienza ex-jugoslava, si tenga ben presente che la dicitura "Rovere di Slavonia" di corrente uso nel commercio, non è corretta, trattandosi invece realmente di "Farnia di Slavonia".

La Farnia è la quercia che, un tempo, copriva l'intera pianura padana da cui s'insinuava nelle valli alpine dove veniva ben presto sostituita dal Rovere e dalla Roverella (le caratteristiche del legno sono analoghe a quelle della Rovere da cui si distingue soprattutto per le ghiande portate da un lungo peduncolo). E' un albero tipico delle pianure, (nel Parco del Delta del Po in Veneto, in provincia di Rovigo, c'è la Quercia di San Basilio, una farnia di oltre 500 anni di età, una delle ultime testimoni dell'antico bosco che ricopriva la pianura padana) , che dal livello del mare giunge sino ad 800÷1.000 m di quota . È in grado di adattarsi a diversi tipi di terreno, sebbene prediliga quelli profondi, freschi, argillosi, acidi e ben irrigati. Resiste bene ai geli invernali e richiede temperature elevate nel periodo estivo, nonché una discreta esposizione alla luce, ed è in grado di sopportare periodiche sommersioni di acqua.

La Rovere (Quercus Petraea) è albero tipico dell'Europa occidentale e centromeridionale, ed è propria dei boschi montani; in Italia sarebbe la specie tipica del piano collinare e montano inferiore (300÷1.100 m), se l'antropizzazione subita dal bosco negli ultimi secoli non avesse introdotto il castagno al suo posto, ma la si trova fino a 1.500÷1.800 m di altitudine

Il nome specifico (petraea) indicherebbe proprio il fatto che la pianta ama i luoghi pietrosi ben drenati, ed infatti è un albero tollerante la siccità grazie al suo apparato radicale profondo (a differenza della farnia che predilige terreni freschi, argillosi, acidi e ben irrigati) , e trova l'ottimo di diffusione in suoli sciolti e sabbiosi in cui non vi è possibilità di marciume radicale causato dall'acqua.

La Roverella (Quercus Pubescens) è il genere di quercia più diffuso in Italia (con esclusione delle isole e della Puglia). Si trova principalmente nelle località più assolate, nei versanti esposti a Sud ad un'altitudine compresa tra il livello del mare e i 1.000 m. ; meno presente nelle zone più interne e più elevate. Resistente all'aridità è facilmente riconoscibile d'inverno in quanto mantiene le foglie secche attaccate ai rami a differenza delle altre specie di querce.

Il Rovere Bianco Americano (detto anche White Oak) è simile per colore ed aspetto alla quercia europea e ha una fibra piuttosto diritta con venature più o meno marcate.

È un legno che vanta per natura un durame altamente resistente agli attacchi di funghi ed insetti. Inoltre, le sue sostanze tanniche aiutano a preservare nel tempo i manufatti da esso ricavati, esposti all’aggressività degli agenti atmosferici.
Essendo concepito e curato in piantagione, il rovere bianco è fortemente diffuso in quasi tutti gli stati americani; maggiormente, però, quello utilizzato per serramenti è distribuito nel sistema montuoso degli Appalachi (che si estende tra il Nord-Est degli Stati Uniti e il Sud-Est del Canada) , di colore uniforme e facilmente lavorabili.


Caratteristiche e descrizione dell'albero.

In generale hanno caratteristiche molto simili.

Gli alberi di Farnia e di Rovere possono raggiungere notevoli dimensioni, con altezza superante talora 40 m e con diametro a petto d'uomo di 1,50 m e più , mentre le dimensioni della Roverella sono alquanto minori. Normalmente i fusti delle tre specie sono considerati maturi quando hanno diametro di 50÷60 cm. Il fusto delle prime due specie abbastanza diritto e regolare, con una chioma folta e piuttosto espansa impostata su grossi rami: la Roverella presenta generalmente fusti meno regolari di forma. In tutte tre le specie sono frequenti forti tensioni interne.
Gli alberi di Rovere Bianco Americano non sono molto alti, tipicamente 20÷25 m, e sono dotati di una consistente chioma, con rami propensi ad allargarsi parallelamente al terreno; non è insolito che possano essere larghi quasi quanto sono alti.

Più in particolare, presentano alcune differenze (altezza del fusto ed aspetto della chioma).

La Farnia (Quercus Robur)
È un albero dal portamento maestoso ed elegante, con una chioma espansa, molto ampia e di forma globosa ed irregolare. Raggiunge un'altezza che va dai 25 ai 40 m, eccezionalmente 50. Il fusto è diritto e robusto ed alla base si allarga come per rafforzare la pianta; i rami con il passare del tempo divengono via via più massicci, nodosi e contorti.
La corteccia, che in giovane età appare liscia ed opaca, è di colore grigio-bruno pallido e fessurata in piccole placche; le foglie, lunghe dai 7 ai 14 cm, sono decidue (cadono stagionalmente), alterne sui rametti; i frutti sono acheni, più precisamente ghiande, lunghe fino a 4 cm, di forma ovale-allungata.

La Rovere (Quercus Petraea)
Si differenzia dalla Roverella per le dimensioni del fusto più possente e per il lato inferiore delle foglie (glabro) che sono semplici, decidue, di forma ellittica, con la pagina superiore di colore verde lucido e quella inferiore più pallida.
Il tronco è eretto, robusto e slanciato, ramificato solo nella parte superiore. I rami sono molto nodosi e formano una corona densa, globosa e regolare. I rami giovani non sono pelosi. La sua chioma si espande verso l'alto raggiungendo un'altezza di 30-40 metri in bosco.
È una quercia dalla discreta longevità, raggiunge infatti i 500÷800 anni d'età e le dimensioni massime definitive vengono raggiunte a 120÷200 anni.
I sui frutti sono le classiche ghiande, con pericarpo oblungo, giallo bruno e lucente, di forma ovoidale, lunghe fino a 2,5 centimetri, sessili (senza peduncolo), a differenza della roverella i cui frutti presentano un peduncolo assai corto.

La Roverella (Quercus Pubescens)
Già il nome indica la minor taglia della pianta rispetto alla Rovere, con la quale a volte viene confusa.
La Roverella è un albero di cosiddetta terza grandezza, che di norma non supera i 20 metri di altezza È anche abbastanza longevo, ma in genere meno della Farnia e della Rovere.
Presenta un fusto contorto, corto, con branche sinuose e rami sottili. La corteccia grigio-brunastra è molto rugosa e fessurata.
Le foglie della Roverella si presentano alterne, munite di lobi dalla forma arrotondata e arrivano ad una lunghezza di 7÷8 centimetri circa. L'albero si distingue dalle altre querce perché durante la stagione invernale si presenta spesso con le foglie seccate attaccate ai propri rami (divengono di colore marrone e non cadono).

Il Rovere Bianco Americano (White Oak) Gli alberi di questa specie sono alti tipicamente 20÷25 m, con una chioma molto larga al punto che spesso la forma complessiva dell'albero è tale che può essere largo quasi quanto è alto.
Il fusto è per circa metà altezza abbastanza diritto e slanciato, con una corteccia di colore grigio chiaro, che varia da grigio scuro a bianco (da qui la denominazione "white" "bianco"); inoltre, da metà fusto in poi la corteccia tende a diventare scalettata (con lembi che si sovrappongono l'un l'altro) conferendo in tal modo un altro segno distintivo di questa specie.
Le foglie, caduche,di 5÷9 cm di lunghezza e 3÷4 di larghezza, hanno colori opalescenti , con riflessi cangianti, che variano a seconda dei cicli stagionali da rosa tenue alla nascita, al verde, al bianco argento ed infine giallo prima di cadere.


Aspetto e caratteristiche del legno.

L'alburno giallognolo biancastro nettamente differenziato dal durame bruno, passante a tonalità più cupe col tempo. I raggi midollari sono molto evidenti, particolarmente sulle superfici radiali dove formano lucide specchiature. Grazie ai grossi vasi (pori) del legno primaverile gli anelli di incremento sono chiaramente identificabili. Il materiale fresco di taglio ha uno spiccato odore acido ed in esso compaiono facilmente delle macchie nerastre per il contatto col metallo degli attrezzi di lavorazione.

Peso specifico : allo stato fresco circa 1.010 kg/m3 ; dopo normale stagionatura circa 720 kg/m3 .
Ritiro volumetrico : elevato (scala: moderato, medio, alto, elevato)
Conduttività termica : 0,185 W / (m2 K)
Struttura istologica : tessitura grossolana (scala: fine, media, grossolana) ;
fibratura abbastanza diritta, ma poco regolare nelle vicinanze dell’inserzione dei rami.
Caratteristiche meccaniche :
resistenza a compressione assiale mediamente 60 N/mm2 , a flessione 110 N/mm2 ;
durezza : elevata (scala: discreta, media, elevata) , valore Janka 5,8 KN ;
comportamento all'urto : buono (scala: basso, discreto, medio, buono) ;
modulo di elasticità 12.500 N/mm2 .
Durabilità : da media a ottima (scala: discreta, buona, media, ottima) .


NOTA: i sopraindicati valori si riferiscono a dati medi (rilevati su campioni statisticamente significativi), essendo il legno un materiale naturale vivo e dunque di per sé non perfettamente uniforme (variando inevitabilmente da albero a albero).


Usi e proprietà.

Il legname di Rovere è altamente pregiato sin dall'antichità per costruzioni navali, marittime, idrauliche e stradali, per strutture portanti ed opere varie di carpenteria e di falegnameria pesante in genere.
Oltre a questi impieghi che sono di primaria importanza merita poi ricordare la pavimentazione, i lavori da bottaio (mastelli, botti, recipienti vari), i mobili (che risultano però molto pesanti), gli infissi interni ed esterni e le traversine ferroviarie. Quest'ultimo impiego, per il quale il legno di Rovere si dimostra eccellente anche senza l'applicazione di trattamenti di preservazione, è la causa prima della scomparsa di molti querceti verificatasi nella seconda metà dell'800 in concomitanza con lo sviluppo della rete ferroviaria italiana.

In particolare, poi, possono rilevarsi lievi differenze :
- la Farnia è coltivata per il rimboschimento e per il pregiato legname che ne costituisce il prodotto più importante. Il legno di questa quercia, noto come "rovere di Slavonia", è di colore bruno chiaro, resistente, durevole e pesante;
- il legno di Rovere è del tutto simile a quello della Farnia, ma più pesante;
- il legno di Roverella è simile a quello di Farnia, anche se più irregolare e di più difficile lavorazione;
- il legno di Rovere Bianco Americano, pure esso messo spesso a coltivazione, contiene, più di altri, delle escrescenze (tyloses) su alcuni tessuti che all'occorrenza "chiudono" il tessuto vascolare delle fibre formando una struttura cellulare chiusa, che lo rende, meglio di altri, impermeabile e imputrescibile.


Curiosità.

- Quercus deriva dal celtico "Kaer quer" che significa bell'albero. Quercus è anche il nome latino della Quercia, usato già nel III sec. a.C. dal poeta Q. Ennius e, successivamente, da Cicerone, Virgilio e altri.
Il Quercus Robur è chiamato anche Farnia e la parola robur, dal corrispondente latino, che si traduce in duro, resistente, robusto e mette in evidenza alcuni caratteri essenziali di questa quercia: il forte vigore e la solidità del suo legno.

- Il mondo di storie e leggende che gravita intorno alla quercia (intesa come farnia e rovere) è molto ampio ! Nell'antichità presso numerosi popoli era "l'albero" per eccellenza, quello più sacro di tutti, il simbolo della divinità suprema. Questa particolare venerazione era strettamente legata alla sua imponenza, la sua longevità ed ai diversi doni che offriva ad uomini ed animali.
La quercia appartiene al gruppo degli "alberi cosmici", venerati come creature sacre e oracolari ove si realizzava l'incontro tra l'uomo e Dio e che con il loro corpo fatto di radici, tronco e chioma costituivano un'efficace allegoria dei tre mondi comuni a molte religioni: degli inferi, dei viventi e della divinità. Non a caso il più antico oracolo greco che si trovava a Dodona, nell'Epiro, era la quercia sacra a Zeus.

- Presso i Romani la quercia era il simbolo della sovranità. Per questo motivo sulle insegne dei re di Roma figurava una piccola corona di foglie dell'albero con cui venivano anche fatte le corone civiche, emblemi di merito che venivano conferiti ai cittadini valorosi.
Germani e Celti consideravano la quercia "la rappresentazione visibile della divinità".
I Druidi, sacerdoti dei Celti, celebravano i loro riti nei boschi e attribuivano alla quercia poteri magici.

- Anche nell'ambito del Cristianesimo la quercia assunse simbolismi positivi. Tra le varie testimonianze in merito troviamo il santuario rinascimentale della Madonna della Quercia, vicino a Viterbo.

- Era molto diffuso in passato lasciare delle piante di quercia lungo i confini di proprietà per delimitare gli appezzamenti di terreni, così che è ancor oggi possibile in certi casi ricostruire alcuni confini esaminando la presenza dei grossi esemplari di alberi di quercia.

- Fino alla metà del 1800 il nostro paesaggio, campagne e boschi, era caratterizzato da una notevole diffusione di maestosi esemplari di quercia (in particolare) Roverella. Un selvaggio disboscamento e una irrazionale gestione forestale hanno causato nel giro di pochi decenni la scomparsa di gran parte di questi patriarchi arborei. La creazione della rete ferroviaria (fine '800 inizio '900) fu una delle principali cause di questo scempio in quanto richiedeva traversine di legno preferibilmente di questo tipo di quercia.

- Il legno utilizzato in Giappone per alcune armi di arti marziali (bokken e jo , rispettivamente una spada e un lungo bastone di legno) è quello del Rovere Bianco Americano, in quanto questo tipo di legno è molto apprezzato per la sua densità, resistenza, elasticità e di bassa frammentazione in caso di rotture da impatti; ed inoltre, per una leggenda, non si usa il rovere giapponese ma solo quello del nord-ovest americano.

- La quercia è un albero molto longevo; ancora oggi nell'Europa centrale sopravvivono maestose querce.

Un esempio emblematico lo fornisce J. Brosse (1987) che cita come una delle più grandi querce viventi la "Major Oak", un esemplare presente in Inghilterra nella foresta di Sherwood, il cui tronco alla base ha un circonferenza di quasi 20 m !

- E, addirittura, si chiama Jurupa, una vetusta quercia che è anche l'albero vivente più antico del mondo: ha 13mila anni. E' stramba nella sua apparenza ed è restata li' ferma a guardare il mondo, su una collina della California, sopravvivendo, a partire dall'ultima era glaciale, a una serie di eventi climatici devastanti. E' stata scoperta dai ricercatori dell'università di Davis, in California. Il nome Jurupa deriva dal luogo in cui vive sulle montagne californiane

Finora si riteneva che gli alberi matusalemme della terra fossero degli abeti rossi di 8mila anni, abitanti nella parte occidentale della Svezia e scoperti da Leif Kullman dell'università di Umea. E non meno stupefacente è l'arbusto di 43mila anni fa clonato in Australia dalla botanica Natalie Tapson dei giardini botanici di stato, della specie Lomatia Tasmanica. In Italia l'albero più antico è l'oleastro di San Baltolu di Luras, in provincia di Sassari, un ulivo selvatico alto 15 metri e vecchio 3mila anni. Ma nell'invidiabile graduatoria nazionale si può anche annoverare il Castagno dei cento cavalli, del Parco dell'Etna, nel comune di Sant'Elfio, che avrebbe un'età compresa tra i 2 e i 3mila anni. Invece sempre in California c'è un albero che dalla sua età ha preso il nome, Matusalemme, un pino che potrebbe avere qualcosa come 5mila anni e che vive a 4mila metri d'altezza vicino a Las Vegas.
Jurupa però è unica nel suo genere: a insospettire i ricercatori sul conto di questo albero, alcune particolarità della sua foggia e del luogo in cui si trova. Di solito le querce di questa specie si trovano in luoghi più freddi e ad altitudini maggiori, invece Jurupa, che copre una larghezza di circa 25 metri, si trova in una zona inospitale, la macchia tipica dei deserti nordamericani, incuneata tra massi di granito e spazzata dal vento. E anche la sua foggia è strana perché è fatta di tantissimi cespugli che sono cloni l'uno dell'altro e che producono ghiande sterili. Questo suggerisce che la quercia è come un gruppo di cloni tutti originati da un unico individuo, come confermato dai test del Dna, ha spiegato Michael May, uno degli autori della ricerca. Solo questo suo modo di crescere, hanno spiegato i ricercatori sulla rivista Plos One, le ha permesso di sopravvivere a innumerevoli incendi, periodi di siccità, freddo estremo, tempeste e fortissime raffiche di vento. Attraverso lo studio degli anelli di crescita di Jurupa si stima che l'albero cresca lentissimo, circa 1,2 millimetri l'anno e che sia lì da 13mila anni.
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