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CASTAGNO

denominazione botanica : Castanea Sativa

famiglia : Fagaceae

denominazione commerciale : Castagno

tipo di legno : duro (durezza di Janka 3,7 KN, media/elevata)

tipo di albero : latifoglia

profilo grezzo "lamellare"


esempi di variabilità di tessitura e fibratura grezza superficiale




Nota: se l’ingrandimento dei “rettangolini” di destra compare sul vostro monitor pari a circa 17 x 7 cm (e ciò è variabile a seconda dei monitor e delle impostazioni) allora starete vedendo la grandezza dell’immagine in scala reale, ed è come se il pezzo di legno stesse nelle vostre mani

Generalità.

Il castagno è una delle più importanti essenze forestali dell'Europa meridionale, in quanto ha riscosso, fin dall'antichità, l'interesse dell'uomo per i molteplici utilizzi. Oltre all'interesse intrinseco sotto l'aspetto ecologico, questa specie è stata largamente coltivata, fino ad estenderne l'areale, per la produzione del legname e del frutto. Quest'ultimo, in passato, ha rappresentato un'importante risorsa alimentare per le popolazioni rurali degli ambienti forestali montani e collinari, in quanto le castagne erano utilizzate soprattutto per la produzione di farina.
L'importanza economica del castagno ha attualmente subito un drastico ridimensionamento: la coltura da frutto è oggi limitata alle varietà di particolare pregio e anche la produzione del legname da opera si è marcatamente ridotta. Del tutto marginale, infine, è l'utilizzo delle castagne per la produzione della farina, che ha un impiego secondario nell'industria dolciaria.
In linea di massima buona parte delle superfici forestali a castagno derivano da rinaturalizzazioni di antiche coltivazioni abbandonate nel tempo, mentre le coltivazioni sono limitate alle aree più favorevoli, dove è possibile ottenere le migliori caratteristiche merceologiche del prodotto, in particolare del legname.


Distribuzione.

Il castagno vegeta in un areale circumediterraneo, ad estensione frammentata, che si estende dalla penisola iberica alle regioni del Caucaso prossime al Mar Nero. In Europa, la maggiore estensione si ha nelle regioni occidentali: è diffuso nel centro e nord del Portogallo e nelle regioni settentrionali della Spagna, in gran parte del territorio della Francia, fino ad estendersi nel sud dell'Inghilterra, nel versante tirrenico della penisola italiana e nell'Arco alpino fino ad arrivare alla Slovenia e alla Croazia. Qui l'areale si interrompe per riprendere dalle regioni meridionali della Bosnia e del Montenegro ed estendersi in gran parte dei territori dell'Albania, della Macedonia e della Grecia. Infine riprende dalle regioni occidentali della Turchia per estendersi a quelle settentrionali, lungo il Mar Nero, fino al Caucaso.
Diffusioni sporadiche si hanno in Germania, in Bulgaria e Romania e nel Nordafrica, nelle regioni dell'Atlante. Nel Mediterraneo, infine, è presente in gran parte del territorio della Corsica, nelle regioni centrali della Sardegna, in quelle settentrionali della Sicilia.
In Italia si ritrova in genere su quote variabili di 200÷800 metri s.l.m. nelle zone alpine, mentre nell'Appennino meridionale può spingersi fino ai 1.000÷1.300 metri s.l.m.. La distribuzione è frammentata perché legata a particolari condizioni climatiche e geologiche. La maggiore diffusione si ha perciò in tutto il versante tirrenico della penisola, dalla Calabria alla Toscana e alla Liguria, e nel settore occidentale dell'arco alpino piemontese. La concentrazione di maggior rilievo si ha in Campania, che contribuisce per circa un terzo all'intera produzione nazionale di castagne.
È dunque una tipica essenza degli ambienti boschivi collinari e di quelli montani di bassa quota. L'ecosistema forestale tipico del castagno è la foresta decidua temperata mesofila, dove forma associazioni in purezza o miste, affiancandosi spesso alle Quercus (rovere, per lo più farnia e roverella), e anche al frassino, al carpino nero, al noce, al nocciolo, ecc. .


Caratteristiche e descrizione dell'albero.

È una latifoglia portamento arboreo, con chioma espansa e rotondeggiante e altezza variabile, secondo le condizioni, dai 10 ai 30metri , con foglie caduche (che cadono durante la stagione invernale) .
I fusti sono fortemente difformi a seconda del governo e del trattamento dei soprassuoli. I polloni cedui (quelli di coltivazioni a taglio periodico per la produzione di legna) sono diritti e regolari, mentre le piante d'alto fusto destinate alla produzione del frutto sono condizionate dall'innesto e dagli interventi colturali ed in corrispondenza dell'innesto vi è sempre una evidente malformazione con deviazione della fibratura e con frequenti le cipollature.
La corteccia dei rami è di colore bianco ed è cosparsa di lenticelle trasverse. Con il passare degli anni, la corteccia si screpola longitudinalmente.
Le foglie sono alterne, provviste di un breve picciolo e, alla base di questo, di due stipole oblunghe. La lamina è grande, lunga anche fino a 20-22 cm e larga fino a 10 cm, di forma lanceolata, acuminata all'apice e seghettata nel margine, con denti acuti e regolarmente dislocati.
I fiori sono unisessuali, presenti sulla stessa pianta, di colore biancastro.
Il frutto è un achenio, comunemente chiamato castagna, con pericarpo di consistenza cuoiosa e di colore marrone, glabro e lucido all'esterno, tomentoso all'interno. Gli acheni sono racchiusi, in numero di 1-3, all'interno di un involucro spinoso, comunemente chiamato riccio, che a maturità si apre dividendosi in quattro valve.


Aspetto e caratteristiche del legno.

Nei polloni cedui la sezione generalmente tutta di colore biancastro giallognolo: tale colore è anche quello del sottile alburno delle piante d'alto fusto nelle quali il durame, nettamente differenziato, assume colorazioni brune di varia intensità, talora con variegature notevolmente più cupe. Gli anelli di incremento, di diversa ampiezza a seconda dell'impianto forestale, sono nettamente individuabili. Alto contenuto di tannini.

Peso specifico : allo stato fresco circa 940 kg/m3 ; dopo normale stagionatura circa 630 kg/m3 .
Ritiro volumetrico : elevato (scala: moderato, medio, alto, elevato)
Conduttività termica : 0,153 W / (m2 K)
Struttura istologica : tessitura grossolana (scala: fine, media, grossolana) ;
fibratura variabile e fortemente influenzata dall’ambiente; molto di frequente ha addirittura accentuato andamento elicoidale .
Caratteristiche meccaniche :
resistenza a compressione assiale mediamente 50 N/mm2 , a flessione 105 N/mm2 ;
durezza : da media a elevata (scala: discreta, media, elevata) , valore Janka 3,7 KN ;
comportamento all'urto : da medio a buono (scala: basso, discreto, medio, buono) ;
modulo di elasticità 11.400 N/mm2 .
Durabilità : da media a ottima (scala: discreta, buona, media, ottima) .

NOTA: i sopraindicati valori si riferiscono a dati medi (rilevati su campioni statisticamente significativi), essendo il legno un materiale naturale vivo e dunque di per sé non perfettamente uniforme (variando inevitabilmente da albero a albero).


Usi e proprietà.

I suoi frutti sono ricci verdi e spinosi, che in autunno si aprono e liberano da uno a tre frutti commestibili, le castagne . Sono stati utilizzati da tempi antichissimi per la produzione di farine. Questo impiego ha oggi un'importanza marginale e circoscritta alla produzione di dolci tipici, come il castagnaccio e il Panmorone. Ancora diffusa è invece la destinazione dei frutti di buon pregio al consumo diretto, concentrato nei mesi autunnali, e alla produzione industriale di confetture e marron glacé.
La corteccia e il legno del castagno sono ricchi di tannini (*) e possono essere impiegate per la sua estrazione, destinata alle concerie. Questa destinazione d'uso, in Italia, ha riscosso un particolare interesse nei primi decenni del XX secolo, epoca in cui l'industria del tannino nazionale faceva largo impiego del castagno, ma dopo il 1940 ha perso importanza sia per la contrazione di questo settore sia per il ricorso, come materia prima, al legno di scarto.

(*) Con il termine tannino si indica una sostanza presente negli estratti vegetali capace di combinarsi con le proteine della pelle animale in complessi insolubili, di prevenirne la putrefazione da parte degli enzimi proteolitici e trasformarla in cuoio. Molto usato nella concia delle pelli. I tannini sono composti polifenolici comuni nelle piante vascolari; nelle angiosperme in particolare sono associati ai tessuti legnosi. Una funzione importante del contenuto in sostanze tanniche del legno è la sua capacità di migliorare la conservazione del legno stesso in ambiente umido, utile soprattutto per il legname navale per impedirne o rallentarne la degenerazione. Le fonti più ricche di tannini sono le cortecce e legno: notorio per le piante di castagno, ed in maniera minore in quelle di quercia, acacia, abete. Il tannino era temuto dai pittori su tavola, perché poteva sprigionarsi anche da supporti già stagionati e macchiare di scuro alcune parti del dipinto.

Il legno di castagno è caratterizzato dalla formazione precoce del durame, perciò presenta un alburno sottile. Il durame è bruno, mentre l'alburno è grigio chiaro. Strutturalmente è un legno eteroxilo con porosità anulare e tende a sfaldarsi in corrispondenza degli anelli.
Nei polloni cedui la sezione è generalmente tutta di colore biancastro giallognolo.
Fra i suoi pregi si citano la durevolezza e la resistenza all'umidità, perciò si presta per l'impiego come legno strutturale; la facilità di lavorazione lo rendono adatto ad essere impiegato per la realizzazione di vari manufatti. È inoltre un legno semiduro, adatto secondariamente anche per lavori di ebanisteria.
Il legno lavorato presenta tonalità variabili dal giallo al rossastro, venature sottili e una spiccata nodosità.
Per le sue caratteristiche tecnologiche e per sua durabilità, il castagno è stato tradizionalmente usato per molteplici impieghi e la realizzazione di travi, pali, serramenti, doghe per botti, cesti e mobili, oltre alla già citata estrazione del tannino.


Curiosità.

- La presenza del castagno fin dall'antichità ha fatto sì che alcuni esemplari, ancora oggi esistenti, abbiano un particolare valore storico, culturale, paesaggistico e, come tali, sono definiti alberi monumentali. Ne riportiamo due esempi
Noto come Lo Tsahagnèr de Derby, a La Salle (Valle d'Aosta) , è uno dei più vecchi alberi d'Italia. È l'unico castagno da frutto, in Italia, di dimensioni eccezionali. L'albero, a fusto grosso, singolo e stratificato, è ubicato vicino al villaggio della regione alpina, ha una circonferenza di 7,63 metri e un'altezza di 27 metri. L'età è di circa 400 anni.
Noto come Castagno dei Cento Cavalli, a Sant'Alfio (Sicilia) , è considerato il più famoso d'Italia e uno dei più vecchi alberi d'Europa. Ad esso sono associate leggende e note storiche e ad esso si sono ispirati artisti e letterati. L'albero è ubicato alle falde dell'Etna, ha una circonferenza di 22 metri e un'altezza di 22 metri. Di questo albero si narra che nel XVI secolo Giovanna d’Aragona, sorpresa da un temporale mentre si stava recando a Napoli proveniente dalla Spagna, trovò riparo con tutto il seguito, composto di cento cavalieri, sotto le sue fronde. L'età è incerta e secondo varie fonti è stimata dai 2000 ai 4000 anni.

- Sembra che la denominazione botanica Castanea derivi da Kastanis una città del Ponto, antica regione della Turchia sul mar Nero, dove questo albero era molto diffuso.

- Gli inglesi ricordano un castagno denominato "il grande albero di Tortworth" che secondo le leggende era assai più antico del loro re Giovanni (quale non è dato sapere), oltre ad una pianta del parco di Greenwich che si diceva piantata all'epoca del poeta Ecelyn, e un altro ancora nel parco di Kensington, tutti dichiarati millenari.

- Malgrado sia soltanto marginalmente utilizzata, la farina di castagne rappresenta l’ingrediente basilare per la preparazione di numerosissime specialità gastronomiche,, tra cui una delle più famose è il castagnaccio: una tradizionale e popolarissima specialità toscana a base di farina di castagne, pinoli e talvolta rosmarino, noci ed uva passa.

- Colonizzatore della montagna per molto tempo, l’uomo ha basato sul castagno la propria esistenza: dove c’era il castagno c’era l’uomo e viceversa. Si creò così una vera e propria simbiosi tra uomo e albero, considerato quest’ultimo elemento indispensabile di vita, al punto che era chiamato “l’albero del pane” per la sua importanza nella cultura contadina, in quanto era coltivato per sfamare, riscaldare, medicare, conciare le pelli. Per aumentare la superficie coltivata a castagneto da frutto interi versanti collinari furonoi, nei secoli, disboscati, dissodati e spesso sistemati a terrazze, sulle quali erano stati piantati i castagni. Dopo la II guerra mondiale un agente patogeno, estremamente virulento (Criptonectria parasitica) determinò il drastico abbandono della coltivazione dei castagneti da frutto e la loro trasformazione in castagneti cedui (e cioè in piantagioni che si tagliano periodicamente per ricavare legna). Infatti, il “cancro del castagno” - così fu denominato per le alterazioni provocate dal fungo sulla corteccia dei rami - portava a morte la pianta. Solo l’allevamento a ceduo, previo abbattimento dell’albero e mantenimento della ceppaia, permetteva la sopravvivenza della pianta stessa, con il conseguente mantenimento della protezione idrogeologica dei versanti. Con la ceduazione, però, il castagno perdeva la capacità di fruttificare.

- Nel Pistoiese, in Lunigiana e nella Garfagnana si parla ancora del Maconeccio , un rituale antico che si svolgeva nei boschi per assicurare un buon raccolto di castagne. Questo rito coinvolgeva la gente dei paesi di montagna, uomini e donne, che, la sera del 29 settembre, festa di San Michele, verso l'imbrunire si riunivano nelle piazze muniti di torce, strumenti di metallo e campanacci per dirigersi verso i castagneti, in processione, gridando «maconeccio, maconeccio». Il rumore degli strumenti di metallo, il suono dei campanacci e le grida della gente, servivano come sfida degli uomini alle streghe, a scongiurare le malìe che avrebbero distrutto il raccolto delle castagne distruggendo altresì i mezzi di sostentamento per tutto l'anno di questa gente. Per questo motivo nella cultura e nella realtà contadina era molto radicata la paura della perdita del raccolto delle castagne e così sono rimasti vivi attraverso i secoli i rituali di scongiuro.

- Il "miele di castagne" si produce in tutta l’Italia, dalle Alpi alla Sicilia, nelle zone di media montagna, nel periodo che va da metà giugno a fine luglio. Ha colore rossastro scuro tendente al nero, un sapore forte, amaro e penetrante. La cristallizzazione, in genere è assente o a grossi cristalli. Estremamente energetico e ricco di glucosio e fruttosio, favorisce la circolazione sanguigna, antispasmodico, astringente, disinfettante delle vie intestinali e urinarie.

- In cosmesi le bucce di castagne danno riflessi dorati ai capelli biondi, mentre la polpa bollita e passata al setaccio è efficace per la pulizia del viso.

- La chiesa della Madonna del Castagno è un edificio sacro che si trova ad Abbadia San Salvatore (Si). Consacrata nel 1524, fu innalzata sul luogo di una cappella costruita a seguito del rinvenimento di un'immagine della Madonna dipinta su una tegola appesa ad un albero di castagno.
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