La qualità globale di un serramento è funzione di una serie di
attenzioni poste nella progettazione e nell’esecuzione di ogni
sua singola parte nonché delle soluzioni mirate ad un miglior
funzionamento dell’insieme composto dal serramento stesso
e la parete perimetrale dell’edificio; mirate, cioè, a un miglior
comportamento in opera delle parti coinvolte nella costruzione,
in vista dei fenomeni che le investono e delle modalità di
fruizione dell’utenza.
Il serramentista deve quindi adottare tutti gli accorgimenti che
fanno parte della sua “professionalità e competenza”.
D’altra parte, il progettista dell’opera edilizia deve scegliere
il tipo di serramento più adatto per ciascuna applicazione:
scelta decisiva, nella quale contano la creatività e l’esperienza
professionale. In questa fase il progettista può fare ricorso al
bagaglio di conoscenze tecniche man mano acquisito con
lo studio e con l’esperienza, può trarre indicazioni dalla documentazione
tecnica delle ditte produttrici, può fruire della
consulenza di tecnici specializzati ed esperti e, non da ultimo,
deve seguire le prescrizioni normative imposte dalle leggi vigenti.
E quando la scelta è corretta la qualità del serramento
contribuisce a formare la qualità dell’intero edificio insieme alle
altri parti che lo compongono.
In tale procedura è allora di fondamentale importanza applicare
una “filosofia” di approccio alla progettazione che sia finalizzata
al raggiungimento della qualità globale edilizia. Qualità
globale intesa come risposta equilibrata alle singole esigenze
espresse in relazione a ciascuna tipologia di intervento e non
soltanto come valutazione delle buone proprietà dei materiali
costituenti un prodotto, bensì, soprattutto, intesa come livello
di funzionalità prestazionale del prodotto rispetto a un determinato
contesto applicativo.
Questa recente metodologia di approccio alla qualità globale
consente di associare a tutte le fasi dell’opera edilizia (dalla
progettazione, alla realizzazione, al collaudo, alla gestione ed
alla manutenzione) un insieme di regole, dette proprio regole
di qualità, in grado di guidare verso le migliori e più appropriate
scelte operabili, di indirizzare verso il raggiungimento
di obiettivi prestabiliti, di analizzare criticamente gli ambiti di
applicazione di prodotti ed oggetti edilizi.
Vale innanzitutto la pena, a questo punto, ricordare e precisare
che il concetto di qualità , sancita in seno agli organismi
di normazione (ISO mondiale, CEN europeo, UNI italiano) con
una specifica dichiarazione d’intenti, può essere sintetizzata
nel modo seguente: “Il presupposto fondamentale per cui si
costruisce un edificio è di soddisfare le esigenze dell’utenza,
in particolar modo per quanto concerne la sicurezza, il benessere,
...”.
Si tratta di capire e definire come possono essere concepite
scelte progettuali e soluzioni costruttive adeguate al soddisfacimento
di tali esigenze: quale, cioè, può essere il meccanismo
metodologicamente più appropriato, e effettivamente
applicabile in campo operativo e non solo teorico, che permette
di passare in sequenza logica dalle esigenze a certi
comportamenti degli oggetti edilizi in grado di soddisfarle.
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Su questo complesso e articolato tema si è incentrata l’attività
di normazione degli enti internazionali, europei e nazionali
(ISO, CEN, UNI) negli ultimi decenni, giungendo alla
definizione di un importante corpo normativo comprendente
le seguenti nozioni fondamentali, espresse nella norma UNI
7867/1 , per un corretto approccio metodologico:
esigenza: ciò che, per bisogno, si richiede per il normale
svolgimento di un’attività dell’utenza;
requisito: trasposizione di un’esigenza in un insieme di caratteri
che la connotano; qualora i caratteri siano più d’uno, le
condizioni di relazione fra di essi esistenti li collegheranno in
sistema;
prestazione: comportamento nell’uso di un elemento riferito
ai caratteri che connotano un requisito.
Al di là delle sopra illustrate definizioni apparentemente ermetiche e teoriche, è tuttavia abbastanza evidente la sequenza
logica di questi termini e la sua sovrapposizione con l’articolazione
delle fasi del processo di progettazione:
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nel passaggio dalle esigenze ai requisiti si attua una
sorta di metaprogettazione dell’organismo edilizio con
la quale, individuate e strutturate le esigenze specifiche
di un determinato intervento edificatorio, si esplicitano i
requisiti di carattere ambientale e di carattere tecnologico
che dovrà avere l’edificio per soddisfarle; in questa
fase l’organismo edilizio è concepito nei suoi caratteri
ambientali e spaziali, indipendentemente dalle soluzioni
tecnologiche necessarie per la sua realizzazione;
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nel passaggio dai requisiti alle prestazioni ed alle
proprietà caratteristiche si procede invece alla progettazione
tecnologica dell’edificio: operazione nella quale
si concepiscono le soluzioni e si attuano le scelte costruttive
riguardanti le varie parti dell’edificio, dotandole
di attributi e caratteristiche adeguati allo svolgimento dei
comportamenti prestazionali richiesti. In questa seconda
fase vengono individuate le soluzioni tecnologiche più
adeguate, in quanto commisurano una adeguata risposta
prestazionale con altri fattori di valutazione (non ultimi
quelli economici);
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il punto di arrivo dell’intero percorso è costituito dal
concetto di prestazione, in quanto se da un parte la
prestazione quantifica la richiesta emergente dalla fase
finale del percorso di metaprogettazione dell’organismo
edilizio, dall’altra essa rappresenta la prestazione offerta
da ciascuna delle soluzioni tecnologiche di cui è ipotizzabile
l’applicazione in quel determinato intervento. Ed
è proprio in base al confronto tra quanto è “richiesto”
e tra quanto è “offerto” che si potrà attuare una scelta
qualitativamente corretta, che tenga nel giusto conto la
massimizzazione del rapporto qualità/prezzo.
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