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Le strategie progettuali

Nella progettazione edilizia l’attuale professionista, ingegnere o architetto, necessita di una vasta serie di conoscenze relative ad ambiti diversi, che nella loro generalità sono naturalmente soggetti a una continua evoluzione, spaziando dalla sociologia alla fisica tecnica, dalla economia all’igiene ambientale, dalla percezione formale alla tecnologia dell’architettura, dalla ergonomia alla scienza delle costruzioni.
Il tutto nel campo del “costruire” , nel quale oltre ai progressi ed alle evoluzioni avutesi negli anni si sono registrate anche molte altre innovazioni decisive. L’evoluzione c’è stata in tutti i prodotti che hanno presentato perfezionamenti e messe a punto per ottimizzare i loro livelli di prestazione, per renderli applicabili in contesti diversi o per migliorare la loro risposta funzionale rispetto alle esigenze dell’utenza.

Orbene, bisogna avere chiara la differenza tra evoluzione e innovazione:

l’evoluzione è prevalentemente connaturata all’impiego di tecniche costruttive tradizionali, nelle quali il contributo della manualità è ancora elevato ovvero addirittura autosufficiente (senza, cioè, necessità di altre attrezzature e/o processi industriali);
l’innovazione è, invece, maggiormente legata all’impiego di procedure costruttive industrializzate, che costituiscono un substrato particolarmente ricettivo di nuove soluzioni finalizzate alla semplificazione e alla razionalizzazione dei processi realizzativi, nella fattispecie, in edilizia.


Basti pensare, ad esempio, all’orientamento verso strumenti di produzione automatizzati derivante da una delle definizioni più ricorrenti di “industrializzazione” : “processo organizzato, che permette la produzione di un bene edilizio, avente caratteristiche di ripetibilità e che può essere eseguito con l’uso di macchine”.

In edilizia si sono avute molte innovazioni con nuovi prodotti o con nuovi strumenti tecnici, in genere risultanti dalla grande capacità di ricerca dell’industria, che hanno messo a disposizione soluzioni appositamente “inventate”.
A tal proposito, è opinione diffusa che con la “rivoluzione industriale” e con le sue conseguenze sui modi di produrre dalla fine del ‘700 ad oggi siano state introdotte un numero e una varietà di innovazioni prima inimmaginabili.

Tutto il processo di evoluzione ed innovazione è stato favorito nel tempo sia dall’aumento della cultura generale che dall’approfondimento delle conoscenze scientifiche; varie discipline tra le quali la scienza delle costruzioni, la fisica tecnica, la chimica, l’ergonomia, ecc. hanno messo a disposizione metodi analitici e indicazioni tecnico-procedurali per l’ottimizzazione delle forme e della composizione dei prodotti, così come la metrologia e la diagnostica hanno fornito strumenti per la previsione e il controllo dei comportamenti in uso e dedicati al campo edilizio.
Ma, soprattutto, sono entrate in gioco anche una nuova consapevolezza e una capacità di giudizio critico dell’utenza, in ordine alla necessità di verificare la qualità globale degli edifici e delle costruzioni in generale, che hanno originato un forte stimolo verso nuovi modi “migliori” di costruire, sia attraverso tecniche esecutive specifiche che attraverso procedure e modalità di organizzazione della produzione particolarmente finalizzate a risultati di “qualità globale”.
E questi fermenti innovativi, che tutt’oggi continuano ad esserci in maniera ancora più spinta, possono portare nuovi sviluppi in larga parte imprevedibili, così come è già accaduto per molte delle cose oggi esistenti; non sappiamo, infatti ad esempio, ancora cosa possa produrre la robotica applicata ai cantieri edilizi, né quanto e cosa l’informatica potrà influire sulla formulazione dei prodotti, sull’organizzazione del lavoro, sui tempi di esecuzione, sulla qualità in edilizia o anche sulla futura opinione del costruire.

Di fronte a una siffatta situazione, allora, il progettista deve essere particolarmente sensibile e preparato nel saper riconoscere le caratteristiche e i comportamenti prestazionali dei prodotti, nonché il modo di integrarli organicamente nell’edificio; in altre parole, ed in buona sostanza, deve essere capace di apprezzare e valutare la “qualità” delle scelte progettuali.
Deve soprattutto possedere strumentazioni tecniche adeguate che gli permettano di essere al corrente delle ultime proposte della produzione industriale, di leggere in modo critico i dati e le attestazioni di idoneità, di eseguire confronti tra i manufatti impiegabili, di effettuare il controllo delle forniture in cantiere.
Il tutto, naturalmente, in relazione alle disposizioni ed agli adempimenti di legge, ai requisiti tecnici e ambientali prescritti dalle normative di settore, al rispetto delle condizioni di sicurezza.
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